Il trasferimento unilaterale di residenza del minore non è idoneo ad incardinare

la competenza territoriale del Tribunale sulla base della nuova certificazione anagrafica dovendo necessariamente valere il criterio della residenza abituale, di ampio respiro europeo (Tribunale di Milano 16 settembre 2013)
Criterio ancora di più avvallato dalla entrata in vigore del novello art. 337 ter c.c. che ribadisce l' obbligo del genitore di concordare con l' altro il luogo di residenza abituale del figlio anche nato fuori dal matrimonio.
Tale norma mira a scoraggiare e sanzionare il comportamento non desueto di quei genitori che, all' insorgere della crisi coniugale o del disgregamento della famiglia naturale, si arrogano il diritto di decidere per tutti trasferendosi unilateralmente con il figlio in altra citta'.
Comportamento spesso utilizzato anche per trasferire la competenza del Tribunale, adito immediatamente dopo l'illegittimo trasferimento, al fine di ottenere determinazioni in merito all' affidamento ed al mantenimento del figlio minore.
Prediligere le risultanze della residenza anagrafica, come purtroppo ancora troppi Tribunali fanno onde evitare le lungaggini del processo che l' accertamento della effettiva residenza abituale del minore comporterebbe, premia ingiustamente quei furbi genitori che mettono in atto una simile condotta, penalizzando gli altri che vengono allontanati dai figli da un giorno all' altro, costretti ad una difesa anche molto dispendiosa perché fuori zona.
La residenza abituale del minore e' criterio che non può rimanere inascoltato od inattuato anche se questo impone indagini incidentali in merito nel corso dei processi.
Purtroppo, l' intervento del Tribunale avviene dopo molti mesi dal trasferimento illegittimo del minore, che nemmeno paralleli processi penali riescono a riportare indietro, ed esso si limita a constatare che, essendo decorsi oramai tanti mesi dal cambio di vita del minore, non è' il caso di spostarlo nuovamente. Peggio ancora quando si limitano a rigettare le eccezioni di incompetenza Territoriale proposte dall' altro genitore con stringate motivazioni con le quali si attribuisce alla certificazione anagrafica attuale valore preponderante.
E si ribadisce che la residenza abituale e' quella sussistente al momento della iscrizione a ruolo del giudizio non al momento della sua decisione.
Il problema è che ancora prima dell' intervento del Tribunale ci vorrebbero interventi tesi a scoraggiare gli illegittimi trasferimenti.
Uno fra tutti la modifica della legge sul cambio di residenza che dovrebbe necessariamente coordinarsi con l' obbligo che il cambio di residenza sia concordato tra i genitori disposto dalla novella legislata n. 154/2013. La legge in vigore ha, invece, ulteriormente semplificato il cambio di residenza, anche richiedibile telematicamente, con previsione della facolta' che a richiedere il trasferimento dell' intero nucleo familiare, figlio minore compreso, sia un solo componente maggiorenne del nucleo familiare anagrafico.
Ancora accade, purtroppo, che il genitore, in special modo quello naturale, riesca
cosi' a portare a termine con successo tutta la pratica di cambio di residenza del minore.
Le nuove norme in vigore devono imporre una modifica di quelle con loro incompatibili o che ne vanifichino gli effetti. In particolare, nel caso del cambio di residenza dei figli minori occorre imporre quelle stesse cautele e limitazioni che richiedono l' intervento del Giudice Tutelare in caso di diniego della autorizzazione al rilascio del documento di identità valido per l' espatrio.
Perché per molti genitori il trasferimento del figlio, a volte a molti chilometri di distanza, equivale ad un espatrio....Il trasferimento in altra città diventa un vero e proprio dramma, soprattuto per chi, come tanti, non ha la possibilità economica
di farsi carico della distanza.
Se la legge impone la condivisione della scelta della residenza del minore tutti gli organi che ruotano intorno devono assicurare che essa venga rispettata e non rimanga una formula vuota, lasciando impuniti quei genitori che ritengono di avere ius vitae necisque sui propri figli e di riflesso sull' altro genitore.
Il trasferimento e' un diritto certo, perché la libertà personale non può essere limitata, ma se viene coinvolto un minore occorre minursi di una autorizzazione: quella dell' altro genitore o, in mancanza, del Tribunale.


Tags: Residenza abituale; minore; trasferimento; figli; affidamento condiviso

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