Sembrerebbe fuori luogo parlare di "dispersione scolastica" in una società della cosiddetta scolarizzazione diffusa, eppure un recente rapporto Eurostat, pubblicato nei primi mesi dell'anno, ha mostrato dei dati allarmanti: in Italia il 17,6% degli studenti abbandona la scuola precocemente, contro il 12,7 della media negli altri paesi europei.
L'obiettivo della comunità europea, di portare entro il 2020 al 10% questa percentuale per tutti i paesi dell'eurozona, migliorando il livello di istruzione dei cittadini, sembra veramente molto lontano per l'Italia.

Naturalmente la dispersione scolastica in Italia è un fenomeno maggiormente presente nelle regioni del sud, a causa di un misto di emigrazione, calo demografico e di una crisi economica sempre più incisiva. La situazione è particolarmente critica in Sicilia, Sardegna, e Calabria, dove le cifre della dispersione arrivano a toccare il 20% e in particolare è l'arco di età che va dagli undici ai sedici anni quello più interessato.

Sono trascorsi tanti anni da quando don Milani, attivo nell'esperienza educativa di Barbiana, scriveva in "Lettera ad una professoressa", che il "principale difetto della scuola italiana sono i ragazzi che ancora disperde", eppure sembra che il sistema scolastico italiano non abbia interiorizzato a pieno quello che la nostra Costituzione afferma all'art. 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge... È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..."

In modo particolareggiato, la dispersione scolastica rappresenta l'insieme dei fattori che modificano e alterano il regolare svolgimento scolastico degli studenti, e questi fattori riguardano non soltanto l'abbandono, ma anche l'irregolarità nelle frequenza e le interruzioni che spingono i giovani a lasciare anticipatamente la scuola.
Secondo i dati pubblicati da "Save the Children", una grande percentuale di minori che al momento sta scontando una condanna penale, ha alle spalle esperienze di lavoro svolto sotto i sedici anni, lavoro spesso svolto in condizioni di grave sfruttamento e pericolo, lavoro sommerso e spesso collegato quindi all' abbandono della scuola.
Eppure in Italia è obbligatoria e gratuita l'istruzione impartita per almeno dieci anni, e nell'attuale ordinamento questo obbligo riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Questo adempimento è disciplinato dalla C.M. n° 101 del 31/12/2010 e dalla L. 27/12/ 2006 n° 139. Inoltre la legge (art. 147 C.C.) prevede un preciso obbligo dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli e da tale obbligo derivano delle sanzioni in caso di inosservanza.

Ma nonostante questo, come abbiamo mostrato, le cifre parlano chiaro e il fenomeno della dispersione è ormai diventato non solo un problema di rinuncia all'istruzione ma anche e soprattutto una piaga sociale, di cui sono molteplici le cause, che vanno ricercate non solo nella carenza scolastico-formativa delle istituzioni ma soprattutto dal contesto di appartenenza. I principali fattori che causano l'abbandono del percorso scolastico sono quindi legati alla mancanza di un ambiente educativo ricco e stimolante, alla mancanza di adeguati spazi e tempi di formazione, all'assenza di adeguate strategie didattiche, alla necessità familiare di un'attività lavorativa di sostegno, anche se sommersa, da parte di tutti i componenti della famiglia.

La scuola ha naturalmente le sue colpe nella recrudescenza di questo fenomeno, soprattutto per la sua incapacità di adeguare l'azione formativa alle varie diversità ed unicità degli ambienti socio-culturali e degli studenti, dimenticando spesso che la sua priorità è quella di favorire l'orientamento personale, individuando i bisogni formativi del singolo e le modalità per soddisfare tali esigenze.

La sfida più importante per il nostro paese diventa quindi quella della costruzione di un sistema di istruzione e formazione capace di garantire a tutti gli studenti reali opportunità formative, puntando sul recupero e sul potenziamento delle competenze di base.
Sono necessari quindi una scuola e un sistema di istruzione fondati sulla relazione, sulla pedagogia dei talenti, sulla creatività, sull' individuo. Ma perché sia possibile vincere è necessario che scuola, famiglia e territorio lavorino in sinergia. I cambiamenti che sono necessari per arginare questo fenomeno devono riguardare tutto il contesto socio-educativo, con interventi che coinvolgano e supportino anche le famiglie, per favorire un modello educativo coerente e continuo.


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