È un fenomeno balzato tristemente agli onori della cronaca negli ultimi tempi e destinato purtroppo ad estendersi in futuro, un fenomeno che coinvolge tutto il paese, da nord a sud e che colpisce centinaia di famiglie oppresse dalla crisi economica. Ma quel che è peggio è che a pagarne lo scotto sono i bambini, gli alunni delle scuole materne ed elementari, bambini esclusi dalle mense scolastiche dei loro istituti, bambini "vittime" delle politiche di rigore dei propri Comuni che puniscono così le famiglie morose, "colpevoli" di non aver pagato la retta per la refezione scolastica negli anni o nei mesi precedenti.

Bambini dunque costretti a lasciare la scuola all'ora di pranzo, o a portarsi il pranzo da casa e consumarlo in un'altra aula, adibita per i "morosi", oppure a vedersi privati del dolcino di fine pasto.
Il fenomeno si è esteso a macchia d'olio, da Vigevano a Vercelli, da Brescia a Campobasso, da Genova a Bari, da Avellino a Crotone ed è stata l'Organizzazione "Save the Children" a sollevare la questione sul delicato argomento e a mettere in luce questo sistema fortemente iniquo e discriminatorio, attraverso la diffusione di un rapporto dettagliato, nell'ambito della campagna "Illuminiamo il futuro", per dare educazione e speranza ai bambini stretti dalla morsa della povertà.

Tutte le scuole dell'infanzia e primarie che prevedono nel proprio curriculum il tempo pieno dovrebbero offrire ai propri piccoli alunni il servizio mensa, per poter dare loro la possibilità di consumare il pasto insieme agli altri bambini, favorendo così la socializzazione. Visto che non esiste una disposizione nazionale che sia in grado di generalizzare i criteri di accesso al servizio per tutto il territorio nazionale, la refezione diventa un servizio opzionale che i comuni mettono a disposizione degli alunni e quindi delle famiglie, previo pagamento di un ticket giornaliero che varia da scuola a scuola e da città a città. Addirittura in alcuni comuni non è prevista affatto l'esenzione del pagamento della quota di contribuzione anche in presenza di redditi molto bassi e anche laddove è prevista l'esenzione, spesso non risultano omogenei né i criteri né la soglia di accesso.

Dunque mentre per molte famiglie il ticket potrebbe sembrare un costo irrisorio, per la maggior parte la morsa della crisi rende impossibile il pagamento di questo contributo giornaliero. Sono per lo più i servizi di refezione delle scuole primarie che regolano diversamente tariffe, eventuali esenzioni e riduzioni e reazioni di fronte ai casi di morosità. In molti casi la più veloce soluzione adottata è quindi quella di escludere i bambini dal pasto, a marginalizzarli o addirittura a costringerli a consumare il pasto portato da casa in classe e da soli. Alcune soluzioni prevedono addirittura che i bambini "morosi" abbiano diritto soltanto a portare con se un panino e non un pasto caldo.

Questi atti discriminatori naturalmente non fanno bene al bambino perché lo marginalizzano e soprattutto perché violano vergognosamente alcuni diritti fondamentali dell'uomo, quelli legati alla dignità della persona e al principio di non discriminazione. L'art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea afferma: "La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata", ed ancora l'art. 3 della Costituzione Italiana afferma che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale[...] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale".
Un diritto come quello del cibo è anche riconosciuto dalla Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948.

"Siamo convinti che la mensa scolastica debba essere un diritto di base garantito a tutti i bambini...Il servizio deve essere garantito gratuitamente a tutti i bambini in condizioni di povertà, su tutto il territorio nazionale. Vogliamo che l'accesso alla mensa sia considerato un livello essenziale delle prestazioni sociali dell'infanzia, nel rispetto del Titolo V della Costituzione": questa la petizione lanciata da "Save the children".

Noi di Diritto & Famiglia riteniamo che la cattiva prassi della punizione ai bambini con l'esclusione dal servizio mensa sia un approccio semplicistico e discriminante ad un fenomeno complesso che coinvolge sicuramente qualche furbo ma che riguarda senz'altro anche tante famiglie che vivono effettivamente in una situazione al limite della povertà. A volte il mancato pagamento è dovuto a effettiva indigenza, altre volte perché l'accesso alle esenzioni è complicato, altre volte anche per pratiche scorrette dei genitori. Ma non è giusto che a farne le spese siano i più piccoli con conseguenze educative e psicologiche tutt'altro che trascurabili, in quanto si tratta di una "violenza" vera e propria le cui ricadute psicologiche possono essere "diverse e traumatiche" Il rischio che la società corre è quello di favorire l'esclusione sociale fin dalla tenera età. Un danno, questo, a cui ci toccherà riparare a care spese. 
E' chiaro che è giusto richiedere il pagamento laddove esista una effettiva morosità, ma la rivalsa nei confronti dei genitori non deve pesare sui più piccoli.


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