Una bambina di quattro anni non è stata riammessa in classe a causa del numero di assenze. Ma cosa dice realmente la normativa?

La vicenda ha inizio la scorso mese di febbraio, quando una bambina di una scuola materna di Melito (NA), tornando in classe dopo un lungo periodo di assenza, dovuto, come debitamente documentato e certificato dalla famiglia, ad una degenza conseguente un delicato intervento chirurgico che ha costretto la piccola all'ospedalizzazione, si è visto negato l'accesso in quanto il suo nome era stato cancellato dal registro di classe, a causa appunto delle prolungate assenze. 
La solerte Dirigente scolastica dell'istituto si è giustificata affermando di aver soltanto applicato la legge. 
Il Consiglio d'Istituto, con una petizione firmata da 90 genitori, ha fortemente richiesto che la bambina venisse riammessa in classe, e copia della petizione è stata fatta recapitare al sindaco di Napoli, al Centro Servizi Amministrativi (ex Provveditorato) di Napoli e al Ministero dell'Istruzione. 

Il caso di questa piccola bambina, di soli quattro anni, come nelle commedie di Ionesco, ci appare tanto assurdo quanto ridicolo.

Ma cosa dice realmente la normativa a proposito?

Il MIUR, con la Circolare n° 20 del 4/03/2011, ha definito i criteri e le modalità di attuazione delle norme relative alla validità dell'anno scolastico, in dipendenza dal numero di presenze da parte degli alunni.
Le norme di riferimento sono l'art. 14, comma 7, DPR 122/09 e l'art. 11, comma 1, del D.Lgs 59/04.
Entrambi gli articoli stabiliscono che, per la validità dell'anno scolastico, è richiesta agli studenti "la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato".

Naturalmente, la circolare è orientativa, e per di più indica con chiarezza le possibili ed eventuali deroghe dell'obbligo di frequenza.
Alcune di queste deroghe possibili sono: gravi motivi di salute adeguatamente documentati; terapie e/o cure programmate; partecipazione ad attività agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal CONI; adesione a confessioni religiose che considerano, per esempio, il Sabato come giorno di riposo.

E' chiaro che la casistica delle regole ha un valore puramente indicativo, in quanto la loro individuazione, e la eventuale possibilità di trovare delle soluzioni legittime, rientra non solo nell'ambito dell'autonomia, ma, ancor più incisivamente, nella responsabilità e flessibilità delle singole istituzioni. 

Crediamo legittimamente quindi che il Dirigente scolastico abbia compiuto un abuso normativo nei confronti della piccola alunna, non solo non tenendo conto del suo grave stato di salute, ma soprattutto non tenendo conto del grave trauma causato alla stessa per non averla riammessa nella sua classe. 
La scuola è chiamata, soprattutto e al di là di tutto, ad essere una comunità accogliente ed educante, luogo di formazione e di educazione alla persona.
3Non mi piace più · · Condividi


Tags: Scuola; assenze scolastiche; riammissione in classe

Invia un commento