Le famiglie di origine dovrebbero preferibilmente restare fuori dalla crisi coniugale.
Facile a dirsi e consigliarsi, difficilissimo da concretizzarsi. Questo perché, forse mai come oggi, la famiglia di origine e' spesso una risorsa anche economica per i coniugi.
Ed ecco che quando i coniugi intraprendono la strada della separazione legale, confliggenti e portatori di interessi in contrasto tra loro non sono più solo due persone bensì quattro se non addirittura sei (i rispettivi suoceri).
Uno dei punti cruciali di dissidio può essere proprio il focolare attorno al quale il nuovo nucleo familiare si e' formato. La casa coniugale spesso e volentieri viene con grande entusiasmo all' inizio del matrimonio offerta da una delle famiglie di origine che da' in comodato uno dei propri immobili ai nubendi. Nessun contratto nel 90% dei casi, solo una splendida intesa di fornire quel bene proprio perché li si svolga la vita familiare dei propri figli. Patto informale che si rafforza con la nascita dei nipoti.
Ma il dolore di pancia inizia ad affiorare quando il figlio si separa ed in quella casa debba rimanere il genero o la nuora con la prole. Quel regalo fatto con grande spontaneità all' inizio del matrimonio diventerà pomo della discordia.
Immediatamente quell' immobile a lungo ceduto senza corrispettivo diventa indispensabile per i suoi proprietari che proprio non sopportano che lì continui a viverci una persona estranea, andato via di casa il figlio/a. E i nipoti? Adesso quei nipoti non sono più da tutelare. Ben potrebbero lasciare da un giorno all' altro il bene immobile che oggi improvvisamente si vede ingiustamente immobilizzato.
Il diritto di proprietà e' sicuramente da tutelare ma l'errore è a monte.
Se quella casa viene data a titolo di comodato d' uso ovvero comodato finalizzato all'uso della famiglia non si potrà pretendere la restituzione in caso di separazione e di sussistenza di nipoti. La Cassazione a Sezione Unite questo lo ha chiarito ed interpretando quel contratto come comodato a destinazione funzionale non lo considera revocabile con il sopravvenire della separazione tra i genitori. 
Poiché la sua naturale scadenza e' legata al venire meno dell' uso per cui è destinato, il bene può essere assegnato al genitore (e questo vale anche per i genitori non sposati) che vi continua a vivere con i figli. La questione, come ha recentemente rivelato il dott. F. Federici, Ufficio del massimario presso la Corte di Cassazione, alla tavola rotonda del 28 febbraio tenutosi a Bari dal titolo "i conflitti della potestà genitoriale...." e' stata riportata nuovamente davanti alla Cassazione Sezione Unite.
Il tentativo per contemperare le esigenze della proprietà e' quello di interpretare il comodato della casa familiare come comodato precario e quindi restituibile a richiesta di parte. Invero, il problema, osserva il dott. Federici, non può nemmeno risolverlo la Cassazione optando per il comodato precario piuttosto che per quello funzionale...Può essere unicamente risolto dalla causa che sottende il comodato che è un contratto e come tale deve essere trattato. Per cui se si dimostra che quel comodato era precario...ovvero attribuzione temporanea dell' uso dell' immobile non potrà il bene essere gravato da un diritto di assegnazione. Così come se si dimostra che quel comodato era funzionale ovvero il bene era destinato alla famiglia, alla sua formazione ed al suo evolversi, non potrà in caso di separazione chiedersene la restituzione se ci sono figli che continuano a vivere in quel bene con uno dei due genitori.
A monte, occorrerebbe fare per scritto il contratto di comodato qualificandone la causale, per maggiore tutela di tutte le parti!


Tags: Comodato casa figli assegnazione

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