A cura di Laura Genovese.

La Corte di Cassazione con una recentissima pronuncia ha stabilito che chi crea un profilo falso su facebook utilizzando un nickname inesistente al fine non solo di nascondere la propria vera identità, ma anche di cagionare danni a terzi, commette reato di sostituzione di persona.

In particolare la Corte ha condannato una donna che aveva aperto su Facebook un profilo con un nome di fantasia e, attraverso tale account, aveva molestato un'altra persona. 
Secondo la Suprema Corte, anche questa condotta può essere considerata un reato (nella specie, reato di sostituzione di persona). 
Purchè però sussista la fattispecie concreta di reato, non è sufficiente aprire un profilo fake su un social network, ma è necessario anche che ciò avvenga allo scopo di procurare a sé (o a terzi) un vantaggio o di danneggiare altri. 
Insomma, anche una semplice molestia in chat, unita all'utilizzo di un profilo Facebook con un nickname di fantasia, può comportare una seria condanna penale. 

Così, Corte di Cassazione, sent. n. 9391/14


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