di Laura Genovese

Il 18 giugno 2013 entrerà in vigore la legge 220 dell'11 dicembre 2012, "Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici", che ha riformato l'articolo 1122-ter del Codice Civile.
Diventerà quindi definitiva la normativa sulle delibere delle assemblee in relazione all'installazione degli impianti di videosorveglianza nei condomini.
La nuova normativa esattamente prescrive che «le deliberazioni concernenti l'installazione sulle parti comuni dell'edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall'assemblea con la maggioranza di cui al comma 2 dell'art. 1136». Ne deriva che le deliberazioni concernenti l'installazione sulle parti comuni dell'edificio di impianti di videosorveglianza dovranno essere approvate dall'assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell'edificio.
La norma tuttavia, riferendosi alle "deliberazioni" parrebbe riferirsi al fatto che l'adozione della decisione sia di stretta competenza dei soli condomini intesi come proprietari/intestatari delle porzioni di piano comprese nell'edificio, con esclusione di altri soggetti quali ad esempio gli eventuali conduttori degli appartamenti.
Questa esclusione è stata in verità oggetto di parecchie critiche considerato che gli interessi coinvolti e oggetto della tutela non sono soltanto quelli dei proprietari, ma di tutti coloro che effettivamente abitano nel condominio.
Principio invece ben definito è quello secondo cui l'installazione della videosorveglianza nell'edificio condominiale non può realizzarsi se non in conformità con i principi espressi nei "provvedimenti generali" del Garante della privacy datati 29 aprile 2004 (cfr. par. 6.2.5 "Riprese nelle aree comuni") e 8 aprile 2010 (cfr. par. 6.2.2.2 "Riprese nelle aree condominiali comuni"), quest'ultimo di mera integrazione del primo, finalizzati a regolamentare la specifica fattispecie della videosorveglianza in condominio, e secondo i quali:
Prima di installare un impianto di videosorveglianza occorre valutare se la sua utilizzazione sia realmente proporzionata agli scopi perseguiti o se non sia invece superflua. Gli impianti devono cioè essere attivati solo quando altre misure (sistemi d'allarme, altri controlli fisici o logistici, misure di protezione agli ingressi ecc.) siano realmente insufficienti o inattuabili. Ne deriva che la videosorveglianza dei luoghi in cui non si siano mai verificati furti o intrusioni di estranei vada considerata illegittima. Se cosଠnon fosse del resto si influenzerebbe negativamente il comportamento di tutte le persone che transitino nei luoghi oggetto di controllo. Lo stesso vale nel caso di installazione di telecamere non funzionanti che, comunque, comporterebbero un certo condizionamento dei movimenti delle persone;
le persone che transiteranno nelle aree sorvegliate dovranno essere informate con appositi cartelli delle presenza delle telecamere; un cartello con un simbolo ad indicare l'area videosorvegliata deve essere chiaramente visibile ed indicare chi effettua la rilevazione delle immagini e per quali scopi;
i cartelli, qualora il sistema di videosorveglianza fosse attivo anche in orario notturno, dovranno essere visibili anche di notte; nel caso poi in cui gli impianti di videosorveglianza fossero collegati alle forze dell'ordine, sarà necessario apporre uno specifico cartello che lo evidenzi;
le immagini registrate potranno essere conservate per un periodo limitato, ovvero sino a un massimo di 24 ore, fatte salve specifiche esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini della polizia o comunque di natura giudiziaria.
Il mancato rispetto di queste prescrizioni, a seconda dei casi, comporterà :
l'inutilizzabilità dei dati personali trattati (articolo 11, comma 2, del codice);
l'adozione di provvedimenti di blocco o divieto del trattamento disposti dal Garante (articolo 143, comma 1, lettera c del codice);
l'applicazione delle sanzioni amministrative o penali ed esse collegate (articoli 161 e seguenti del codice), oltre ovviamente a eventuali richieste di risarcimento da parte di eventuali soggetti danneggiati.
Va anche ricordato che spesso sono I singoli condomini ad adottare sistemi di videosorveglianza per fini esclusivamente personali.
In tali ipotesi possono rientrare strumenti di videosorveglianza idonei ad identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati (videocitofoni oppure altre apparecchiature che rilevano immagini o suoni), oltre a sistemi di ripresa installati nei pressi di immobili privati ed all'interno di condomini e loro pertinenze (quali posti auto e box).
In casi del genere non trova applicazione la disciplina del Codice; tuttavia, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.), occorre che l'angolo visuale delle riprese sia comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza (ad esempio antistanti l'accesso alla propria abitazione) escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) ovvero ad ambiti antistanti l'abitazione di altri condomini (provvedimento del Garante della privacy dell'8 aprile 2010).


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