di Valeria Caputo

Recentemente il Parlamento ha convertito nella legge del 23 maggio 2013 n. 57 il precedente d.l. 25.3.2013 n. 24 che all'art 2, prevedendo che: " Le strutture pubbliche in cui sono stati avviati, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto (n.d.r. 27.2.2013), trattamenti su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, lavorati in laboratori di strutture pubbliche e secondo procedure idonee alla lavorazione e alla conservazione di cellule e tessuti, possono completare i trattamenti medesimi, sotto la responsabilita' del medico prescrittore, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili secondo la normativa vigente "...comma 3 "Si considerano avviati, ai sensi del comma 2, anche i trattamenti in relazione ai quali sia stato praticato, presso strutture pubbliche, il prelievo dal paziente o da donatore di cellule destinate all'uso terapeutico e quelli che siano stati gia' ordinati dall'autorita' giudiziaria".

La vigente normativa, quindi, autorizza la prosecuzione delle terapie con cellule staminali già iniziate, e dunque, anche quelle con il metodo Stamina, ed al tempo stesso prevede l'avvio della sperimentazione clinica per 18 mesi a decorrere dal 1/7/13 concernente l'impiego di medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, utilizzate nell'ambito dei trattamenti di cui al comma 2, a condizione che i predetti medicinali, per quanto attiene alla sicurezza del paziente, siano preparati in conformita' alle linee guida di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1394/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007.

Orbene, il suddetto intervento normativo desta perplessità sotto il profilo della costituzionalità , per violazione del DIRITTO ALLA SALUTE AX ART 32 COST ED IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA EX ART 3 COST, in quanto l'ammissione o l'esclusione dei pazienti rispetto al trattamento secondo il protocollo "Stamina" vengono fondate su criteri avulsi dalle condizioni di salute dei pazienti, concernendo essi o un mero dato cronologico o l'esito di iniziative giudiziarie già definite quanto meno in via cautelare.

Si evidenzia che il Tribunale di Bari, sezione lavoro, in persona della Dott.ssa Maria Giovanna Deceglia, con ordinanza del maggio 2013 ha accolto il ricorso proposto da una donna di accedere alle cura Stamina, disattendo la normativa vigente in quanto discriminatoria: in particolare il Giudice ha disatteso l'art 2, comma 2 che riserva il trattamento solo a coloro che lo hanno già avviato, dando una lettura "costituzionalmente orientata" della norma in base all'art 32 della Costituzione.

Lo stesso orientamento è stato seguito dal Tribunale di Taranto, in persona del Dott. Saverio Sodo che con ordinanza del maggio 2013: il Giudice ha evidenziato che : " una interpretazione costituzionalmente orientata, valorizzatrice dei principi di tutela del diritto alla salute e di uguaglianza formale e sostanziale, non tollera discriminazioni tra pazienti nell'accesso a tale terapia, in base soltanto a dati neutri quali il già intervenuto avvio dei relativi trattamenti oppure la loro inclusione o meno nel novero dei soggetti arruolati o arruolandi per la sperimentazione" .


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