di Valeria Caputo

Il cognome è spesso il simbolo di appartenenza ad una famiglia, racconta un vissuto secolare, permette la continuità della tradizione; a volte se ne va orgogliosi, altre volte, invece, si sente la necessità di cambiarlo.
La modifica del cognome, appunto, può essere fatta per vari motivi: quando esso abbia significati ridicoli o vergognosi, tali da ledere il personale decoro, per ragioni affettive, per la conservazione di un cognome familiare (che in mancanza di eredi maschi si estinguerebbe) oppure per ragione ereditarie, si pensi all'adozione del maggiorenne.
Ma come si può ottenere il cambiamento o la modifica del proprio cognome?
La disciplina è regolata dal DPR 396/2000 che è stato recentemente modificato dal DPR 54/12: chiunque vuole cambiare il nome o aggiungere al proprio un altro nome ovvero vuole cambiare il cognome, anche perchà© ridicolo o vergognoso o perchà© rivela l'origine naturale o aggiungere al proprio un altro cognome, deve presentare una domanda al Prefetto della Provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l'ufficio dello stato civile dove si trova l'atto di nascita al quale la richiesta si riferisce.
Il richiedente dovrà indicare ed esplicare con cura le ragioni per le quali chiede di cambiare il cognome.
In nessun caso può essere richiesta l'attribuzione di cognomi di importanza storica o comunque tali da indurre in errore circa l'appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova registrato l'atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza.
Le motivazioni non sono tassativamente elencate dalla legge e possono anche assumere valore squisitamente soggettivo: devono però essere rilevanti, tali da importare serie ed obiettive implicazioni personali, di decoro o di famiglia, e non devono essere in contrasto con l'interesse pubblico alla stabilità ed alla certezza degli elementi identificativi della persona e del suo "stato giuridico e sociale", derivante dall' attribuzione del cognome ad un determinato soggetto.
Il prefetto, valutati i motivi della richiesta, deciderà se emettere un decreto di concessione o meno. Il decreto prefettizio viene consegnato al richiedente, il quale è onerato di curare l'affissione all'albo pretorio del comune di residenza e di nascita per trenta giorni consecutivi, cosଠda consentire l'eventuale opposizione da parte di terzi.
Decorso il suddetto periodo, senza che nessuno abbia avuto qualcosa da eccepire, il ministero dell'Interno adotta il decreto finale. Tale decreto viene inviato alla Prefettura, la quale lo notifica al diretto interessato.
Anche a seguito degli interventi della Corte Costituzionale, il DPR 54/12, ha introdotto importanti novità nell'ambito della disciplina del cambio di cognome, introducendo 3 tipologie di cambio di cognome:
a) chiunque potrà chiedere di aggiungere il cognome materno a quello paterno;
b) le donne divorziate o vedove potranno aggiungere il cognome del nuovo marito ai propri figli;
c) coloro che hanno ricevuto la cittadinanza italiana potranno mantenere il cognome con il quale erano identificati all' estero .


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