di Redazione

La perdita di una persona cara è un momento doloroso nella vita di ciascuno di noi, ma spesso questo dolore non impedisce le persone a fare una "guerra" ai propri familiari per questioni ereditarie.

Come in tutte le "guerre", le parti usano strategie "militari" per accaparrarsi il "bottino", usando qualsiasi "arma , tra cui anche la comparsa di testamenti di indubbia provenienza.

Come ci si puo' difendere in questi casi e dimostrare che il paventato testamento olografo è falso?

Sul punto, la Corte di Cassazione ha un orientamento contrastante: con la sentenza Corte di del 24 maggio 2012 n. 8272 ha affermato che per contestarne l'autenticità del testamento olografo occorre la querela di falso "data l'incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata che connota il testamento, che, quindi, non può essere assimilato ad una scrittura privata proveniente da un terzo estraneo alla lite".

La stessa Corte, con la sentenza n. 28637/2011, ha invece, affermato che "chi è stato istituito erede con un precedente testamento è legittimato, a norma dell'art. 214 c.p.c., a disconoscere un successivo testamento contro di lui prodotto e con il quale è stato istituito altro erede", cosଠgravandosi l'erede testamentario che voglia valersi del testamento dell'onere di dar corso al procedimento di verificazione della scrittura.

Il primo orientamento è in linea con la pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite (Cass. S.U., 23 giugno 2010, n. 15169), che nell'affrontare il tema dell'efficacia probatoria delle scritture private provenienti da terzi, ha affermato che «nell'ambito delle scritture private deve riservarsi diverso trattamento a quelle la cui natura le connota di una carica di incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata, tale da richiedere la querela di falso onde contestarne la autenticità Â». Nell'esemplificazione che si legge in motivazione la Corte menziona, quali scritture provenienti da terzi dotate di una tale incidenza, il testamento olografo e giunge pertanto ad affermare che la contestazione della sua autenticità richieda la querela di falso.

E, quindi, quale è la modalità per impugnare un testamento olografo falso?

Il testamento olografo va considerato alla stregua di una scrittura proveniente da terzi, ma gode di una peculiare disciplina legale, la quale, si riverbera sulla sua attitudine probatoria e sullo strumento processuale da utilizzare ai fini dell'accertamento negativo della sua autenticità .
In particolare, mentre le scritture private, per essere opposte ai terzi devono essere autenticate o accertate giudizialmente e trascritte, il testamento produce effetti nella sfera giuridica degli eredi con la semplice pubblicazione, senza alcuna necessità di un accertamento della sua autenticità o trascrizione.

La peculiare efficacia sostanziale del testamento si riverbera sullo strumento processuale da utilizzarsi ai fini dell'accertamento negativo della sua autenticità , e ne consegue, quindi, che l' autentica prova legale può essere distrutta dalla querela di falso". Inoltre la falsificazione del testamento olografo - diversamente da quella della scrittura privata - è perseguibile d'ufficio (art.493 bis, comma secondo, c.p.), ed è soggetta ad una specifica pena (art. 491 c.p.), segno della particolare considerazione che l'ordinamento attribuisce a quel documento.

Il procedimento di disconoscimento della scrittura privata, di cui agli artt. 214 e ss c.p.c., infatti, è rivolto a disconoscere una scrittura privata proveniente da colui contro il quale essa è prodotta e non puo', quindi, riguardare scritture provenienti da terzi che del resto, in linea di principio, non hanno efficacia probatoria.

Nà© il suddetto procedimento può applicarsi al testamento ai sensi dell' all'art. 214, comma 2, c.p.c., in base al quale gli eredi possono limitarsi a dichiarare di non conoscere la scrittura o la sottoscrizione del loro autore: in tal caso il riferimento è ad un scrittura del de cuius prodotta contro gli eredi, a fondamento di una pretesa eccepita nei loro riguardi, mentre, prodotto il testamento, deve escludersi che chi lo contesti possa qualificarsi erede, poichà© detta qualifica in capo ai parenti che lo impugnano richiede proprio la dimostrazione della falsità del testamento.

Inoltre, in base ai principi generale, l'onere della prova grava in capo a colui che contesta la validità del testamento olografo. Ciò è anche in linea con la disposizione dell'art 456 c.c. che afferma che non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria: ne consegue, quindi, che colui che si afferma successore ex lege dovrà esercitare un'azione di accertamento negativo - volta a far valere la nullità del testamento e, quindi, il verificarsi della delazione legale - il cui onere della prova ricade su di lui, in conformità ai principi generali (in tal senso Corte di Cassazione, 1545/51).
In sintesi, l'idoneità del testamento olografo a devolvere l'eredità quale effetto immediato conseguente alla pubblicazione ex art. 620, comma 6, c.c., implica che nel conflitto tra erede ex lege ed erede testamentario, il primo non puo' limitarsi al mero disconoscimento, in quanto riverserebbe sul secondo l'onere di contestare l'asserita falsità del testamento e, quindi, di dimostrarne positivamente l'autenticità , come avverrebbe se si applicasse la disciplina processuale in materia di disconoscimento della scrittura privata.

La soluzione ha un importante risvolto sul piano pratico: se l'erede testamentario dovesse provare non solo l'autografia della sottoscrizione, ma l'intero testo, sarebbe necessario rinvenire scritture manoscritte riconosciute, oppure accertate per sentenza del giudice o per atto pubblico, che, nella comune esperienza, ben difficilmente sono oggi reperibili.
Dall'altro lato, colui che contesta l'autenticità del testamento può beneficiare anche della via penale, ove il giudice potrà liberamente valutare le risultanze delle indagini, che non incontrano i rigidi limiti dell'accertamento civile. Ai sensi dell'art. 654 c.p.p., l'accertamento dei fatti effettuato in sede penale, che abbia portato ad una sentenza di condanna o di assoluzione, «ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo, quando in questo si controverte intorno a un diritto o a un interesse legittimo il cui riconoscimento dipende dall'accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale, purchà© i fatti accertati siano stati ritenuti rilevanti ai fini della decisione penale e purchà© la legge non ponga limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa». L'eventuale sentenza di condanna o di assoluzione ha, quindi, efficacia nei confronti dell'imputato, della parte civile e del responsabile civile che si sia costituito o che sia intervenuto nel processo penale, che, in linea di massima, sono coloro che sarebbero parti del giudizio civile.


Tags: