di Laura Genovese

La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un argomento piuttosto scottante e controverso. Un tradimento virtuale (ad esempio consumato su facebook o whatsapp) può valere l'addebito della separazione?
Al centro del processo, una e-mail inviata alla signora da parte di un uomo, dalla quale emergeva un 'legame' alimentato attraverso telefonate o contatti via web, ma che non provava affatto incontri personali tra i due, né, tantomeno, rapporti sessuali 
La risposta l'hanno data molto semplicemente gli Ermellini: "in tema di addebito della separazione, la relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione a quest'ultimo, non solo quando si sostanzi in un adulterio vero e proprio (e, quindi, con l'inizio di una relazione, sia pure occasionale, dai connotati "fisici"), ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge."
Nel caso in esame, osserva la Suprema Corte, i giudici d'appello «in aderenza alle regole normative e ai relativi principi giurisprudenziali, ineccepibilmente aveva escluso che lo scambio interpersonale, extraconiugale, avesse potuto assumere i concreti connotati di una relazione sentimentale adulterina e, comunque, quelli di una relazione atta a suscitare plausibili sospetti di infedeltà coniugale» da parte della donna «traducibili o tradottisi in contegni offensivi per la dignità e l'onore» del marito. Il legame che la donna aveva intrattenuto con l'altro uomo, si rileva nella sentenza, «si era rivelato platonico, essenzialmente concretatosi in contatti telefonici o via internet, data anche la notevole distanza tra i luoghi di rispettiva residenza, e non connotato da reciproco coinvolgimento sentimentale, con condivisione e ricambio di lei dell'eventuale infatuazione di lui». 
Insomma, un rapporto esclusivamente platonico, portato avanti con uno scambio di messaggi su Internet, non è causa di addebito della separazione 

Così, Corte di Cass. sent. n. 8929 del 12.04.2013.


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