Un particolare caso di esecuzione a mezzo del CTU di un provvedimento del Tribunale per i Minorenni (Intervento Convegno 23 ottobre 2012 Bari "L'esecuzione dei provvedimenti in materia di famiglia e minori") Il caso In tenerissima età (un anno) un bambino dopo la morte della madre veniva dal padre, impossibilitato ad occuparsene per vari motivi, affidato temporaneamente alle cure della zia materna. Le parti poi formalizzavano davanti al Tribunale per i Minorenni l'affidamento temporaneo volontario, quindi. Dopo poco tempo il padre riusciva a risolvere le problematiche che lo costringevano a non potersi occupare del figlio e, quindi, chiedeva alla zia materna di ricorrere congiuntamente al Tribunale per i Minorenni per la revoca del provvedimento di affidamento. La zia vi si opponeva, essendosi nel frattempo sposata e legata al minore al punto di farsi chiamare mamma. Il padre, quindi, ricorreva davanti al Tribunale per fare valere i propri diritti. Iniziava un lungo processo nell'anno 2007, all'epoca il bambino era ancora molto piccolo (circa due anni) con interventi di servizi sociali, consultori e quant'altro ed una conflittualità esasperata tra il padre e la zia materna non a caso paragonata a quella di due coniugi in lotta per l'affidamento del figlio. Conflittualità anche molto esasperata dalla totale contrapposizione di vedute dei Servizi Sociali e del Consultorio competenti territorialmente. I primi in favore della zia ritenevano che l'affidamento dovesse prolungarsi a tempo indeterminato. Il secondo, invece, riteneva, dopo l'osservazione dei propri consulenti psicologi, la necessità dell'immediato allontanamento del minore dalla famiglia della zia affidataria. Pure "diagnosticando" una forma di Pas indotta nel minore dal comportamento ambivalente di quest'ultima. Nelle more del giudizio il padre si ricostituiva una famiglia con una nuova compagna dalla quale pure aveva due figli. La problematica. Il Tribunale per i Minorenni emetteva quindi un provvedimento con il quale dichiarava la idoneità genitoriale del padre (invero mai messa in discussione posta la volontarietà dell'affidamento parentale), la revoca dell'affidamento ed il definitivo rientro del minore presso il suo domicilio entro un tot tempo dal deposito del provvedimento stesso (circa sei mesi). Nell'immediatezza del provvedimento si palesavano nuovamente le dinamiche conflittuali che rendevano impossibile la esecuzione dello stesso. La necessità di rispettare il vissuto e le esigenze del minore stritolato tra il conflitto di lealtà nei confronti della zia, non a torto per il bimbo considerata come una mamma, e l'amore verso il padre, che mai lo aveva abbandonato, spinsero il Tribunale a trovare delle modalità esecutive adeguate alla particolare situazione. La soluzione innovativa. Ed invero, accantonando momentaneamente i Servizi Sociali ed il Consultorio preposti, veniva delegato un Consulente Tecnico D'ufficio, nella specie psicologo, forse non a caso di residenza in regione Lazio. Il consulente non doveva limitarsi a valutazioni proprie della consulenza tecnica ma cercare ed attuare le migliori modalità per dare esecuzione al provvedimento anche prevedendone i tempi in stretta considerazione delle esigenze del minore. Iniziava uno strabiliante lavoro del Consulente durato quasi un anno. Il medesimo, ben cogliendo l'importanza del proprio compito iniziava a svolgere un lavoro su più fronti…lunghi colloqui con tutti i soggetti coinvolti, visite domiciliari e soprattutto colloqui con il minore in tutte le fasi del suo lavoro (per esempio nei primi approcci di pernotto con il padre incontrandolo prima, durante e dopo sempre in forma ludica e mai invasiva). Gli stand di esecuzione del provvedimento venivano "disegnati" sul minore sul quale il consulente non riscontrava, invero, la Pas "diagnosticata"in precedenza. Iniziò lentamente il processo di rientro e fortunatamente vinta, perlomeno apparentemente, la conflittualità delle parti, il bambino iniziava a sperimentare il pernottamento con il padre ed ad approfondire la conoscenza con gli altri fratelli. Il risultato. Si giungeva quindi ad una sorta di collocamento alternato del minore con tre giorni di pernottamento presso il padre e quattro presso la zia….Il processo di rientro è ancora in corso e solo a conclusione potrà farsi un bilancio sulla positività di tale modalità esecutiva. Le conclusioni. Ma sicuramente dall'osservazione del minore non potrà che darsi una valutazione positiva su tale scelta giudiziaria. Questo a fronte tuttavia di consulenti che capiscano in pieno il loro ruolo e lo svolgano senza limiti e senza fretta di depositare relazioni tecniche, con coscienza di seguire ogni passo della delicata fase di rientro modulando ogni intervento sulle esigenze del minore nel momento concreto. Accelerando o decelerando all'occorrenza. Cinzia Petitti 
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