A cura di Laura Genovese.

Una specifica professionalità del genitore garantisce un reddito più che sufficiente per vivere e per contribuire al mantenimento del figlio

Il Tribunale per i minorenni di Milano, dopo il riconoscimento del figlio, poneva a carico del padre un assegno mensile di mantenimento di 300 euro e l'obbligo di partecipazione al 50% delle spese straordinarie concordate e documentate. 
L'uomo tuttavia si opponeva, deducendo il suo stato di precarietà lavorativa e di indigenza e chiedeva la riduzione dell'assegno a 100 euro.
Ma la Corte d'Appello rigettava la domanda e l'uomo ricorreva in Cassazione.
Orbene gli Ermellini rigettavano il ricorso ritenendo che la Corte di appello avesse reso una motivazione esauriente e priva di incongruenze logiche laddove aveva riscontrato come, dagli accertamenti della Guardia di Finanza, risultasse una evidente sottovalutazione del reddito percepito dall'uomo con l'attività di musicista, anche al di là di quanto dallo stesso riconosciuto in occasione degli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza nel locale dove si esibiva abitualmente. 
Tra l'altro aggiunge la Corte, erano state correttamente valutate le ulteriori potenzialità di guadagno dell'uomo riferibili alla sua specifica professionalità in campo musicale. 
Tutto ciò a fronte di una determinazione dell'assegno contenuta nella misura davvero modesta di 300 Euro e a fronte di un indiscusso impegno genitoriale sostenuto dalla madre.
Gli Ermellini dunque rigettavano il ricorso sulla scorta del principio per cui una specifica professionalità in campo musicale garantisce un reddito più che sufficiente per vivere e per contribuire al mantenimento del figlio, garantendo, altresì, ulteriori possibilità di guadagno.

Così, Corte di Cassazione, sentenza n. 6288 del 19 marzo 2014


Tags: Professionalità; mantenimento; figli

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