Succede e sempre più spesso che il fascicolo di parte del giudizio di separazione ( o divorzio) si arricchisca di supporti informatici, cartacei o quant' altro inerenti posta elettronica o social network dei coniugi contraddittori.
Una volta erano i messaggi lasciati inavvertitamente sui primi cellulari a svelare la presenza di situazioni compromettenti amorose o patrimoniali. Oggi lo sono anche e soprattutto la posta elettronica ed i profili Facebook. 

Scena prima.
Un coniuge accede abusivamente alla posta elettronica dell' altro e rinviene tutta una serie di informazioni sui rapporti lavorativi del medesimo, libero professionista: società con cui collabora, relativi contratti sottoscritti con previsione di compensi, scopre anche tutta una serie di interventi presso studi medici di terzi professionisti non fatturati.
Stampa tutta la documentazione rinvenuta nel pc. del coniuge. Sono documenti schiaccianti che dimostrano redditi ben superiori rispetto a quanto dichiarato al Fisco.
Il giudice istruttore come si regola in merito a producibilita' ed utilizzabilità di 
tale documentazione nei processi di separazione o divorzio?
Sono prove illecite?
Parrebbe alcuna Cassazione dare valore indiziario a tali elementi e considerarli, quindi, utilizzabili in quanto necessari per la tutela di un diritto di pari rango rispetto
alla privacy ma non manca altro orientamento che ritiene azzardato questo
assunto perché giustificherebbe una sorta di arbitrario esercizio delle proprie ragioni.
Altra ancora ne ammette la utilizzabilità nel giudizio lasciando, poi, alle parti la discussione in altra sede giudiziaria della violazione o meno della privacy.

Scena seconda
Un coniuge accede al profilo Facebook dell' altro sotto falso nome o chiedendo ad un amico compiacente di sfruttare la sua amicizia su fb con il medesimo. Entra nel suo profilo personale e quindi si appropria di materiale la cui divulgazione e', come
da impostazione, limitata solo ad amici su fb. Foto di viaggi che dimostrano il tenore di vita, foto di vita mondana, foto compromettenti di vario genere. Produce tutto nel giudizio di separazione. Il coniuge che ritiene violata la propria privacy chiede lo stralcio della documentazione dal processo perché acquisita in maniera illegittima.
Come si comporta il Giudice Istruttore? Accoglie la richiesta o consente l' utilizzo di tali prove nel giudizio in corso?
Qualche tempo or sono il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha risposto positivamente al quesito, ammettendo come prova la documentazione così rinvenuta da Facebook da un marito che si era opposto alla domanda di modifica delle condizioni richiesta dalla moglie per il riconoscimento di un assegno di mantenimento.
Gli estratti della pagina Facebook della moglie mostravano un suo profilo in cui si dichiarava impegnata stabilmente con Caio e la ritraevano in numerosissime foto con il convivente in località di vacanza, macchine di lusso, locali alla moda.
Il Tribunale considerava utilizzabile la producibilita' della documentazione, rigettandola domanda della donna, motivando anche il rigetto della richiesta di stralcio della documentazione: la circostanza di pubblicare su facebook dati riguardanti la propriavita personale comporta il rischio di fare arrivare le notizie anche a persone che non sono suoi amici virtuali.
E questo anche se si sono usate le cautele indicate dai social network per limitare la visibilità del profilo.
Non c'è in questo caso un trattamento illecito dei dati personali, fermo restando che il diritto alla difesa ha pari rango rispetto alla privacy che si ritiene violata.
Fermo restando, comunque, che si può eccepire (e ciò deve essere fatto tempestivamente) la conformita' all'originale dei documenti e/o l' alterazione del profilo con disconoscimento degli stessi facendo perdere il valore di prova a tale documentazione.

Scena terza.
Un avvocato non riesce a rintracciare il coniuge del proprio assistito sparito all' estero.
Così' pensa di dargli la propria amicizia su Facebook venendo a conoscenza del
luogo in cui si trova ed addirittura di un matrimonio contratto all'estero.
Porta un ipad in Tribunale ed, esibendolo al giudice, a lui mostra ciò che ha scoperto
tramite il social network.
Puo' farlo?
Nulla sembra ostare a tale esibizione che alcuni assimilano ad una ispezione.
Attenzione quindi a pc. e pubblicazioni sui social network.
Ciò che con tanta leggerezza si rende noto anche per esibizionismo agli amici può diventare una potente arma di difesa giudiziaria!
Niente più foto in costume ai Caraibi o di shopping forsennato nelle capitali...anche se spesso sono solo fotomontaggi "vallo" a spiegare al Giudice.

*avvocato del Foro di Bari.
Considerazioni sparse tratte dal seminario di studi della Commissione Famiglia presso il Consiglio dell'Ordine avv. Bari del 13 marzo 2014.


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