Esiste un piano delle cose desiderabili e non ancora pienamente realizzate nel nostro sistema educativo, ed è senz'altro la possibilità che scuola e famiglia, nella distinzione dei loro ruoli, agiscano da alleati nell'intento comune di far crescere bene gli alunni (o i figli) nel corpo e nella mente.
Purtroppo tra "essere" e "dover essere" la distanza è molto grande e spesso tra scuola e famiglia non solo la collaborazione è poca ma addirittura nulla. 
La situazione più desiderabile dovrebbe essere quella in cui sia la famiglia che la scuola esercitano un'autorità capace di promuovere l'autonomia intesa come la capacità di compiere delle scelte di cui, chi le compie, si assume la responsabilità.
Sempre più spesso invece si riscontra dissonanza nei modi di esercizio dell'autorità.
Alcuni episodi avvenuti di recente ci portano bruscamente a riflettere su queste considerazioni. 
In una scuola del torinese, alcuni alunni di una scuola superiore di primo grado (scuola media) sono stati sospesi, come il regolamento disciplinare prevede, per avere filmato di nascosto i loro docenti con i loro smartphone e aver poi postato sul web i video, con l'aggiunta di commenti offensivi. 
Appena alcuni dei docenti hanno scoperto questa impropria pubblicazione hanno fatto scattare la denuncia, chiedendo la riunione del consiglio di classe, che ha propinato il provvedimento disciplinare come da prassi in questi casi. In particolare un docente ha provveduto a sequestrare gli smartphone inquisiti per poi consegnarli alle famiglie. 
Ricordiamo che l'uso del cellulare, come da Circolare Ministeriale del 15 Marzo 2007, è vietato nelle classi scolastiche, e precisiamo, sia da parte degli studenti che degli insegnanti. 
Le famiglie dei 22 studenti, però, hanno protestato contro la sanzione, definita troppo severa, minacciando anche di adire le vie legali per violazione della privacy.
Un altro episodio increscioso è avvenuto, sempre in questi giorni, e sempre in una scuola piemontese, la Gozzano di Torino, quando, all'uscita da scuola alle fine delle lezioni, una insegnante supplente è stata avvicinata in modo minaccioso da un gruppo di genitori, e addirittura aggredita, accusata di usare metodi didattici "troppo severi". Ricordiamo che non si tratta di una accusa di metodi disciplinari severi, ma di metodi didattici. Evidentemente il solo errore della malcapitata era di pretendere attenzione e impegno nello svolgimento del proprio dovere di studenti da parte degli alunni
Due episodi da stigmatizzare, in cui le famiglie dimenticano che la genitorialità comprende una indispensabile funzione pedagogica che consiste nel dare regole e limiti. Insieme scuola e famiglia devono collaborare perché l'autorità di entrambe le istituzioni deve, in ogni caso giustificare in modo credibile i criteri in base ai quali si esercita e consentire a coloro che le sono sottoposti di verificare la correttezza dell'applicazione di tali criteri. E questo esclude a priori il potere arbitrario che si sottrae all'obbligo di dar conto delle proprie azioni. La buona educazione non è affatto una libertà impunita che alcuni rivendicano come diritto inalienabile.
Nel frattempo la dirigenza dell'istituto dei 22 alunni sospesi ha già organizzato una serie di incontri docenti-genitori per avviare alcune lezioni sull'uso corretto del cellulare.
Anche noi, la prossima settimana, ci dedicheremo a spiegare quale sia l'uso corretto, secondo normativa, degli apparecchi elettronici personali negli ambienti scolastici.
Nel frattempo sarebbe utile, a nostro parere, che nella stessa scuola si avviasse altresì un corso intensivo di educazione civica, per le famiglie, sui principi base della convivenza civile e del rispetto delle regole.


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