Le misure di protezione contro gli abusi in famiglia

Seminario 6.12.2012 a cura Commissione Famiglia e Minori (Bari), rel. Dott. S.U. De Simone

di Cinzia Petitti

Il tema è quanto mai attuale probabilmente per il risalto dato dalle cronache giudiziarie e soprattutto per l'attenzione mediatica rivolta ad alcuni di essi, molti restando nell'ombra pur non meno gravi per le modalità e le persone offese coinvolte.

Ma prima di giungere ad aprire la pagina del giornale e leggere di questa o quella ennesima tragica storia una parola d'ordine dovrebbe guidare la nostra società: prevenzione.

Le norme anche molto efficaci ci sono ma, spesso non conosciute, non vengono invocate e quindi sfruttata la loro efficacia.

Facciamo il punto della situazione con i nostri operatori del diritto e percorriamo insieme a loro le strade che portano a prevenire le storie di maltrattamenti.

Questo il tema del seminario di studi, il terzo del ciclo di incontri sulla giurisprudenza barese in materia di famiglia, curato dalla Commissione Famiglia e Minori presso il Consiglio dell'Ordine di Bari.

Viene in nostro ausilio il dott. S.U. De Simone, Giudice presso la Corte di Appello di Bari, relatore del seminario oggetto della nostra attenzione.

"Il tema, esordisce il nostro relatore,è molto ampio innanzitutto perché caratterizzato da notevole interdisciplinarietà. La tutela dei soggetti a mezzo misure di prevenzione dagli abusi coinvolge, invero, diversi giudici (giudice monocratico della volontaria giurisdizione, giudice della separazione e del divorzio, giudice penale, il Pubblico Ministero, i giudici del Tribunale per i Minorenni).

In secondo luogo, perché esso richiede per il settore coinvolto (diritto della famiglia) una più accentuata sensibilità e conoscenza di materia di natura diversa (anche di tipo psicologico) agli operatori".

I recenti fatti di cronaca nera, purtroppo, vedono coinvolti tra autori e vittime soggetti appartenenti allo stesso contesto familiare. Il caso di Subiaco del novembre 2010 per es. un raccapricciante omicidio di un padre che uccise la figlioletta e ridusse in fin di vita il figlio maggiore perché non obbedivano al suo ordine di non usare il Personal Computer e collegarsi continuamente a Facebook; il caso di Palermo in cui è stata uccisa la sorella della fidanzata che rifiutava di tornare dall'omicida dopo un lungo periodo di maltrattamenti e sevizie; i delitti tristemente più famosi delle povere Sara Scazzi e Chiara Gambirasi, delitti più recenti in "cerca di autore" che seguono quelli più remoti quale quello di Pietro Masi anno 1991, e passano attraverso quelli commessi da Omar e Marika, da Annamaria Franzoni …..

"Non è più possibile tenere il conto di casi del genere ….al novembre 2012 e da inizio anno già si contano 103 delitti commessi e siamo arrivati a quota 115 nell'arco di un solo mese..".

La latitudine geografica può avere una incidenza sul tipo di delitti commessi?

Studi statistici dimostrerebbero che man mano che ci allontana dal nord Europa verso il sud aumentano i casi di delitti commessi in famiglia.

In America si registrano più fenomeni di strage e non ci sono parole per l'ultimissimo e gravissimo del corrente mese (presso la Sandy Hook Elementary School in Connecticut) che ci lascia attoniti ed affranti nel constatare ancora una volta come siano i bambini, gli angeli della nostra vita, ad esserne vittime. Le parole del Presidente Americano a nulla valgono ed a nulla, purtroppo, servono …..

In Italia statisticamente predominano i delitti in ambito familiare.

Delitti spesso non denunziati nel superiore interesse della famiglia e/o per il timore di subire una peggiore sorte di chi non crede di potere ottenere una tutela adeguata dallo Stato.

"La famiglia sembra non essere più centro di protezione ma fonte di pericolo. I numeri, peraltro, ci dicono che non ci troviamo di fronte a casi isolati….per dirla come Marcello Fois v'è una consapevolezza atavica di come la famiglia possa trasformarsi in inferno"

E non a caso quando si realizza un delitto si è portati a pensare, inquirenti per primi, che l'autore sia uno della famiglia. E la statistica conferma il dato. Il 75% delle violenze sulle donne per esempio viene commesso dal partner. E non è la ubicazione geografica (Sud o Nord d'Italia) od il grado di istruzione perché "il crimine in famiglia non ha età cultura differenza sociale.Unica differenza il movente". I figli uccidono per denaro,i genitori per troppo amore verso i figli,i coniugi per gelosia."Ci troviamo di fronte ad una diffusa barbarie soggetta ad appetiti sessuali ed ignoranza" per dirla come G. Bocca.

Il risalto mediatico che viene dato ai fatti di cronaca nera ha un immediato effetto positivo: il richiamo della opinione pubblica che sprona il legislatore ad intervenire.

"Proprio l'interesse mediatico sui soggetti deboli ha portato alla emanazione di normative specifiche…, il CSM nello scorso settembre ha sottoposto ai vari uffici giudiziari un questionario per avere risposte dettagliate ad una serie di quesiti che consentissero una elaborazione dei dati per implementare il ricorso agli ordini di protezione" Dalle risposte è emersa una realtà diversificata sul territorio: alcuni uffici rispondono con sollecitudine alle istanze; non altrettanto accade in altri territori vuoi per mancata preparazione degli operatori del diritto e delle stesse forze di polizia con una conseguenza poco rassicurante. Il mancato utilizzo degli strumenti che le norme ci danno (gli ordini di protezione contro le violenze in famiglia, per esempio). Nell'ambito del penale si registra un atteggiamento pericoloso. Invero una "insensibilità delle forze di polizia nel momento di raccolta delle denunzie (per percosse, maltrattamenti, stalking etc.) con una tendenza a minimizzare l'accaduto ed a convincere la vittima a non esporre querela prospettando una ricomposizione della unità familiare, che è in tali casi essa stessa criminogena, soprattutto nell'interesse della prole".

La Polizia di Stato frequentemente (non si vuole certo fare di tutta un erba un fascio ma denunziare una leggerezza che è tutt'altro che rara) non tende a chiedere alla vittima notizie fondamentali circa la presenza di minori in famiglia od altre notizie utili. Conseguentemente molte delle relazioni di servizio sono lacunose, omettono la descrizione di elementi determinanti rinvenienti dai sopralluoghi quali per esempio la violenza sulle cose.

La frequente mancata conoscenza delle norme quale quella sullo stalking…porta, poi, a risposte inesatte e non rare quali "non possiamo intervenire senza l'ordine della magistratura, senza un provvedimento di separazione legale etc…"

Le forze di Polizia, invece hanno il potere di agire fornendo il massimo supporto possibile di tutela diretta ed immediata. Una tra tutte la informativa sui centri antiviolenza, la messa in contatto con gli stessi. E' stato istituito anche un numero verde (24ore su 24) presso la Presidenza del Ministri per facilitare la denunzia degli atti e dare informazioni da parte di personale qualificato.

Nel settore civile dal questionario del Ministero di Grazia e Giustizia è emersa una diversa situazione probabilmente per la presenza di sez. specializzate che si dedicano alla applicazione della legge 154/2001 ed alla misure cautelare di allontanamento del convivente violento.

Ma anche qui si riscontrano disservizi.

Il alcuni Uffici Giudiziari la possibilità, non a caso prevista dalla norma, di emettere la misura dell'allontanamento inaudita altera parte non viene mai utilizzata e si attende per la comparizione parti sino anche a 65 giorni. E ciò ovviamente si ripercuote sulla efficacia stessa della norma.

In altri Uffici, invece, si fa applicazione corretta del provvedimento emesso senza l'ascolto dell'altra parte e si provvede nell'arco di un paio di giorni.

Presso il Tribunale per i Minorenni, invece, l'istituto è meno praticato perché qui cambia la modalità di protezione. Non si allontana l'abusante ma la vittima medesima ricoverata presso strutture protette (che rimane ovviamente sconosciuta onde evitare blitz dell'abusante).

Presso il nostro Tribunale ordinario è scoraggiante constatare che sono stati proposti 25 ricorsi nel 2005, 15 nel 2006,

13 nel 2007 sino ad arrivare a 17 nel 2011 e

13 nel 2012. E' evidente che la norma o non è conosciuta o è sottovalutata nella sua portata di tutela.

Eppure fino al 2001 (anno di entrata in vigore della norma) si demandava la tutela al solo ambito penalistico e ciò presupponeva la presenza di un reato di una certa gravità per potere ricorrere alle misure cautelari penali. Non si poteva agire in prevenzione, quindi.

È la prima norma quella della legge 154 che ad hoc tutela organicamente, con la introduzione dell'art 342 bis e ter c.c., anche situazioni di mero pericolo.

Ed il ricorso alla misura civilistica può essere fatto pure in presenza di un reato penale procedibile d'ufficio.

La sua durata è stata portata ad un anno con possibilità di proroga. L'ampliamento di durata, invero, è stato previsto dalla più recente legge sullo Stalking. La legge n.154/2001 è vittimocentrica e presuppone la presenza di una condotta di abuso non solo fisico ma anche morale di rilevanza. La tutela è allargata anche a soggetti non legati da vincolo di coniugio o di parentela, riconoscendosi così la tutela della famiglia di fatto.

Purtroppo, non è raro constatare una tendenza a fare un uso improprio dello strumento dell'allontanamento del convivente violento. A volte invero esso è frutto di una deliberata strategia processuale (ovvero scelta suggerita dai difensori).

Ovvero si presenta il ricorso con la richiesta di ordine di allontanamento per precostituirsi un titolo nel successivo giudizio di separazione giudiziale alla assegnazione della casa coniugale. Ebbene ricordare che dopo lo svolgimento della udienza Presidenziale non è più proponibile un ricorso ex art. 154/2001 ma può chiedersi l'adozione delle misure cautelari direttamente al giudice della causa di separazione o divorzio.

"E' questa strategia grave-denunzia il dott. De Simone- perché allontana il coniuge dalla casa e dai suoi quotidiani affetti ebbene ribadire che non esiste perfetta coincidenza tra condotta di violazione dei doveri coniugale e la condotta abusante presupposto dell' ordine di protezione". Vi sono condotte in violazione dei doveri coniugali che non possono essere considerate idonee per ottenere l'applicazione della misura dell'allontanamento.

Occorre un pregiudizio qualificato, grave quindi, e la derivazione attuale o solo potenziale di danno dalla condotta dell'abusante.

Pregiudizio possono causare atti violenti o lesivi della integrità morale dell'altro coniuge tali da creare un suo vulnus non comune per le modalità della offesa, per la ripetitività e durata nel tempo delle sofferenze patite.

Alla misura può anche affiancarsi la previsione del diritto-dovere di frequentazione dei figli anche in ambito protetto e/o la provvisoria attribuzione di un assegno di mantenimento in favore del coniuge più debole. Al fine di quantificare il detto assegno i criteri utilizzati sono quelli propri dei giudizi di separazione e divorzio. Non escluso quindi il ricorso alle indagini attraverso la Polizia Tributaria.

Invero, è occorso un caso in cui disposto un assegno di mantenimento in favore del coniuge esso poi è stato revocato perché il medesimo aveva capacità reddituale più elevata rispetto al coniuge allontanato.

Il giudice, poi, che ha applicato la misura di protezione può fare ricorso a figure di supporto quali assistenti e servizi sociali, mediatori familiari e quant'altro. Può anche ascoltare i minori di età ed in questo caso il loro ascolto avviene nelle stesse forme protette adottate da parte giudice della separazione e del divorzio. Direttamente fatto dal giudice, quindi, ma anche dai servizi sociali presso l'abitazione del minore ma in questo caso potrebbero verificarsi situazioni di pregiudizio.

V'è da chiedersi quale sia la differenza con le misure penali.

Essa è costituita dall' elemento psicologico che in campo civile non è richiesto. Si prescinde dal dolo, dalla colpa etc. Sono, altresì, irrilevanti le ragioni così come le cause di giustificazione 

E quindi le misure possono essere adottate anche nei confronti di soggetti incapaci.

Non è necessaria, poi, la reiterazione della condotta e la verificazione di un danno, essendo sufficiente il mero pericolo.

Le misure civili possono concorrere con quelle penali.

"Ricordo un caso del 2007 in cui vennero applicate sia misure penali sia misure civilistiche contro un soggetto che, già condannato per l'omicidio della prima moglie, minacciava la seconda tenendo altresì sotto il comodino guanti di lattice e coltello"

Un prezioso consiglio che il nostro relatore dà agli operatori onde utilizzare in maniera propria e nella sua portata più ampia la norma dell'allontanamento è quello "di dettagliare il più possibile i ricorsi soprattutto al fine di ottenere un provvedimento senza la preventiva udienza di comparizione della parti. Solo in tale caso la natura cautelare della norma ha vera efficacia".

La casistica è varia ma si elencano di seguito alcune fattispecie particolari in cui si è fatto ricorso alla normativa in esame.

Il Tribunale di Bari, per esempio, ha adottato un ordine di allontamento del coniuge violento anche rispetto ad un diverso immobile in cui viveva la moglie, quello della figlia in cui la prima si recava per intrattenersi con lei.

In un altro caso, risalente al 2006, un marito che si era allontana volontariamente dalla abitazione coniugale continuava a vessare la moglie arrivando a spaccargli il naso. Il Tribunale, applicando la normativa in esame, non necessitando l'allontanamento dalla casa familiare, disponeva, invece, oltre all'assegno di mantenimento la soppressione degli incontri con i figli perché essi avrebbero comportato necessariamente l'incontro con la madre.

In un'altra fattispecie, poi, il Tribunale (quello di Bari) veniva investito dello stesso caso per ben due volte. La prima nel 2006 e la seconda nel 2012. Veniva emesso un ordine di allontanamento di una persona non pienamente capace che vessava i propri genitori. Con l'ordine risalente al 2006 venivano, altresì, invitati i genitori ed l'abusante a farlo curare. Nel 2012 contro la stessa persona veniva emesso lo stesso tipo di ordine ma anche disposto inaudita l'altera parte il ricovero presso casa protetta dell'abusante. In un caso similare avvenuto nel 2010 veniva negato l'ordine di protezione inaudita altera parte onde verificare la volontarietà della condotta date le condizioni di salute dell'abusante.

In un altro caso del 2009, invece, la condotta di un coniuge nei confronti dell'altro, che era giunto sino a schiaffeggiarlo in maniera violenta creando lesioni guaribili in diversi giorni, non veniva considerata rilevante al fine della emanazione della misura in quanto nel corso della istruttoria sommaria, ascoltati i figli della coppia in procinto di separazione, erano emerse anche condotte violente moralmente e fisicamente del coniuge schiaffeggiato. Il giudice, quindi, in maniera tuttavia pilatesca aveva rifiutato l'adozione di misure di protezione rilevando essere l'atteggiamento reciproco tenuto nella fase di disgregazione del nucleo familiare. I coniugi venivano quindi lasciati a sé stessi con una prosecuzione di una pericolosa convivenza. Fortunatamente uno dei due, di buon senso, si allontanava volontariamente dalla abitazione ben conscio che qualcosa di grave sarebbe potuto accadere qualora ivi si fosse intrattenuto.

V'è da chiedersi, come l'avv. Cesarea Lonigro, se configuri i presupposti di una condotta abusante ex lege 154/2001 una condotta caratterizzata da ripetute attività investigative, apposizione di microfoni, persecuzione di vario genere nei confronti della moglie da parte del marito che vuole "scovarne" l'amante. Il coniuge abusante era già separato legalmente ma viveva nello stesso stabile della ex moglie "Possiamo chiederne allontanamento" chiede la collega.

Le risponde affermativamente il dott. De Simone che anche evidenzia che "in alternativa la moglie potrebbe lasciare la casa coniugale a lei assegnata chiedendo l'aumento dell'assegno di mantenimento".

In un altro caso, portato alla nostra attenzione dalla collega Adriana Cimmino, si verifica che dopo la udienza Presidenziale i coniugi continuano a vivere nella stessa casa popolare. Il marito spacca il naso alla moglie oltre a perseguire una costante condotta persecutoria. E' possibile chiedere al giudice della separazione gli ordini di protezione che il medesimo ha già rifiutato di adottare dichiarandosi incompetente? "Certamente si deve necessariamente reiterare la richiesta portando come novo altri episodi - evidenzia il nostro relatore-".

"Ma ritengo- suggerisce l'avv. Angelillo- che dovrebbe sempre inaudita altera parte essere concessa la misura di protezione. In un caso che mi è capitato dopo la notifica del ricorso la persona contro cui la misura era stata richiesta ha mandato in ospedale tutti i componenti della famiglia"

"Anche io ritengo che o il provvedimento viene fatti inaudita altera parte o non avrebbe proprio senso" conclude il dott. De Simone.

Certo ma, se il ricorrente non pone elementi tali da convincere il giudice della fondatezza delle sue istanze anche a mezzo di ascolto di informatori, non può adottarsi la misura che è comunque gravemente pregiudizievole per chi la subisce. Nel dubbio, tuttavia, sarebbe sempre e comunque necessario tutelare la parte richiedente, salvo sia del tutto privo di riscontro quanto lamenta.

Si potrebbe prevedere, quindi, la emissione della misura inaudita altera parte, l'allontanamento del soggetto e poi in sede di udienza di convalida, se si dimostra insussistente la condotta pregiudizievole od addirittura strumentalmente richiesta, prevedere l'immediata revoca dell'allontanamento, con condanna del ricorrente non solo alle spese del giudizio ma al risarcimento del danno che il giudice potrebbe liquidare ex art. 96 cpc a carico del soggetto che l'ha richiesta illegittimamente.


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