Da un recente sondaggio internazionale condotto dall'OCSE-PISA, tramite un questionario a campione agli studenti quindicenni italiani, risulta che il rapporto studenti-insegnanti in Italia non è certamente il più virtuoso. Secondo il sondaggio, ben uno studente su quattro non è contento della propria esperienza scolastica, perché non riesce a sviluppare una relazione positiva con i propri insegnanti che sarebbe invece propedeutica per un apprendimento migliore. 

Sempre secondo l'OCSE invece "l'apprendimento che arriva a spese del benessere degli studenti non è una piena realizzazione delle finalità della scuola: lo sviluppo socio emotivo degli studenti riveste tuttavia per la maggioranza degli insegnanti la stessa importanza della padronanza delle materie di studio"

Era uno dei primi anni dopo essere diventata docente di ruolo e mi trovavo a prestare il mio servizio in un Liceo Scientifico della provincia. Erano i primi giorni di scuola e mi trovavo quel giorno in una classe quarta ed era giorno di compito in classe. Le mie due ore di lezione in quella classe erano a ridosso dei dieci minuti di pausa di ricreazione e gli studenti erano soliti scendere in cortile per consumare le loro colazioni e per distrarsi un po'. Al suono della campanella della ricreazione dissi ai ragazzi che potevano scendere per poi risalire in classe dopo i dieci minuti. I ragazzi si guardarono imbarazzati e sperduti e uno di loro mi disse con timore che quando c'era compito in classe durante la ricreazione, nessuno degli altri insegnanti consentiva loro di scendere in cortile. Dissi loro che conoscevo la consuetudine, ma che per me non aveva valore, perché, dissi: " io mi fido di voi, quindi potete andare a fare ricreazione". 
L'anno successivo, prima che i ragazzi si diplomassero, in uno degli ultimi giorni di scuola, lo stesso ragazzo che aveva parlato quel giorno mi disse che lui e i suoi compagni non avevano mai più dimenticato quel "fidarmi di loro" e mi assicurò che mai, a loro volta, nei due anni di scuola con me, ebbero a tradire la mia fiducia e che sentiva, a nome di tutti, di ringraziarmi per quella "fiducia".

Non credo di essere speciale, credo soltanto di essere consapevole che l'insegnamento è un'attività di straordinario spessore morale, una delle più creative: l'insegnante non scrive su una materia inerte, ma nell'anima dei propri alunni, e quindi gli occorrono non solo competenze culturali e didattiche, ma anche relazionali.
Secondo recenti ricerche, comprese quella prestigiosa dell' OCSE-PISA, la risposta più frequente data dagli studenti alla domanda "come mi trattano gli insegnanti a scuola?" è che essi hanno la sensazione di essere trattati per lo meno con indifferenza. L'affettività, invece, è "maieutica di apprendimento", e spesso i problemi scolastici non sono che l'appendice di una difficoltà complessiva dell'alunno a far fronte ai compiti evolutivi posti dall'adolescenza. L'apprendimento (lo affermano le più svariate teorie psico-pedagogiche), nasce attraverso un processo che è cognitivo ed affettivo insieme. Perciò nelle nostre classi bisogna imparare ad interrompere la censura delle emozioni e dell'affettività.
Non è un caso che la scuola italiana lasci sfuggire così tante persone dai circuiti formativi: lasciano la scuola superiore prima del tempo il 17,6% degli studenti, contro ad una media dell' UE di 12,7.
Ho l'impressione che oggi l'insegnante, al di là del ruolo sociale che ormai in pochi gli riconoscono, deve riconquistare la sua identità. Ci sono ostacoli cognitivi e generazionali in questa relazione docente-studente: i giovani, immersi in tecnologie fatte di relazioni virtuali, oggi più che mai, hanno bisogno di essere ascoltati. Il centro di tutto nel rapporto insegnante-studente, deve essere basato sull'ascolto e sull'osservazione anche di quella che è la comunicazione non verbale. In questa relazione scolastica, gli elementi indispensabili devono essere, l'amore per ciò che si insegna, amore per coloro a cui si insegna, attivare cioè e mettere in circolo l'empatia, non un vuoto sentimentalismo, ma il riconoscimento dello studente come soggetto unico e speciale, e l'amore per il come si insegna. 
La relazione educativa funziona quando genera i beni specifici per cui si instaura e quella scolastica deve generare attenzione, motivazione, curiosità e ascolto reciproco.


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