di Valeria Caputo

In tema di adozioni internazionali, la l. 184/83, modificata dalla l. 476/98 e 149/01 non risolve una serie di problematiche, tra cui la possibilità di adottare minori provenienti da Paesi islamici: in tali paesi è previsto un sistema di tutela dei minori diverso da quelli disciplinati dal diritto occidentale, denominato Kafala, molto diverso dall'adozione e ci si chiede se è possibile assimilare i due istituti.
Occorre precisare che nel mondo islamico per essere considerati figli occorre avere un legame biologico con i genitori. In particolare, la generazione biologica è condizione necessaria e sufficiente per stabilire il rapporto di filiazione tra madre e figlio, mentre per creare lo stesso rapporto tra padre e figlio è anche necessario che il bambino sia nato da un rapporto lecito.
Cosa accade, quindi, se il bimbo nasce da due persone non sposate? Il minore si troverà in una situazione particolare: sarà considerato figlio (naturale) della madre,ma non sarà , invece, considerato figlio del padre.
In tale sistema giuridico è possibile adottare un bambino e creare una rapporto di filiazione "artificiale"?
NO!Nel Corano, che nel sistema giuridico ha rilevanza di fonte del diritto, è vietata l'adozione e di conseguenza il diritto musulmano, in generale, non prevede la possibilità di ricorrere all'adozione. Ciò trova, peraltro, conferma nelle legislazioni nazionali di diversi Stati islamici, anche se in alcuni ordinamenti giuridici islamici (ad es. in Tunisia), la normativa in materia di adozioni è più tollerante, ma è ostile verso quella internazionale.
Cosa accade ai bambini rimasti orfani o che si trovano in una situazione di abbandono?
L'ordinamento giuridico musulmano prevede uno specifico istituto per la tutela dei minori: la kafala. Esso è ispirato al principio coranico secondo il quale ogni buon musulmano è tenuto ad aiutare i bisognosi ed in particolar modo gli orfani. Per diventare Kafil occorre stipulare un contratto innanzi ad un notaio (o fare un istanza al giudice), impegnandosi di provvedere definitivamente alle esigenze di un minore abbandonato fino al raggiungimento della sua maggiore età , ed accudirlo nella stessa maniera in cui vi provvederebbe un "buon padre" di famiglia. Questa istanza puo' essere fatta da "chiunque", ad es. la normativa algerina prevede la possibilità che divengano kafil sia i coniugi, sia le persone sole, siano essi uomini oppure donne.
La kafala ha dei punti di contatto con "affidamento familiare" disciplinato nel nostro paese, ma si differenzia in quanto prevede l'impegno definitivo del kafil occuparsi del minore, mentre il nostro istituto prevede la collocazione temporanea del minore presso un'altra famiglia, in attesa del momento in cui il minore potrà tornare dai propri genitori.
Il minore per essere sottoposto alla Kafala deve essere preventivamente dichiarato "abbandonato" dal competente Tribunale per i minori e non assume alcuna rilevanza se i suoi genitori siano o meno conosciuti. Il kafil acquisirà la potestà genitoriale sul makfoul (cioè il minore oggetto di kafala).
I requisiti per diventare kafil sono la maggiore età , l'appartenenza alla religione islamica; l'idoneità di potersi assumere le responsabilità derivanti dalla kafala. Nei diversi paesi islamici sono previsti ulteriori requisiti, ad es. in Algeria il kafil deve anche avere la cittadinanza algerina, in diversi paesi il makfoul deve esprimere il proprio consenso alla kafala.
Con la kafala non nasce alcun legame di filiazione tra le parti, come avviene nell'adozione, e il minore non acquisirà il nome del kafil, però quest'ultimo, mediante dichiarazione inserita nel proprio testamento, puo' equiparare il minore ad uno dei suoi eredi.
La kafala, quindi, è uno strumento di protezione dei minori abbandonati alternativo all'adozione in paesi di diritto islamico che considerano l'adozione vietata.


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